Il valore dell’apprendistato
26 settembre 2012

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Le Aziende, in questo momento di particolare difficoltà economica e di profondi cambiamenti tecnologici, devono riconsiderare l’utilizzo dell’apprendistato che deve diventare l’istituto principale per il passaggio dei giovani dalla scuola al mercato del lavoro.
L’istituto dell’apprendistato presenta per le imprese rilevanti vantaggi sia economici (la fiscalizzazione degli oneri sociali e salario ridotto) sia normativi (la possibilità di cessare il rapporto di lavoro al termine dell’apprendistato) oltre all’esclusione degli apprendisti dal computo dei limiti numerici per l’applicazione di varie normative.
A livello di costi, l’apprendistato risulta inoltre più conveniente delle collaborazioni a progetto, delle partite IVA e di altri contratti atipici.
Un ruolo decisivo spetta al Contratto Nazionale, che disciplina il rapporto di lavoro a cominciare dai suoi contenuti formativi. La formazione ha un ruolo centrale nel contratto di apprendistato e deve essere svolta sotto la responsabilità dell’azienda, anche se integrata dall’offerta formativa pubblica, e può essere sia interna sia esterna all’azienda. Per l’apprendistato professionalizzante la contrattazione collettiva ha provveduto a definire la formazione di base o trasversale nella misura di 40 ore annuali e 120 ore nel triennio, oltre che a semplificare la figura del tutor.
È stata inoltre estesa la possibilità di assumere tramite apprendistato i lavoratori iscritti nelle liste di  mobilità a prescindere dal requisito dell’età anagrafica posseduta dal lavoratore al momento dell’assunzione (oltre i 29 anni e 364 giorni previsti).
Con la Riforma del Lavoro messa in atto dal ministro Fornero l’apprendistato ha ricevuto ulteriore risalto e, all’interno di un quadro normativo che va sempre più definendosi, esistono oggi tutte le condizioni per l’attuazione dell’apprendistato nella versione professionalizzante.

Lorenzo Miazzo
Consulente del Lavoro