Riforma del lavoro in vigore dal 18/07/2012
9 luglio 2012

postato in: Ultime notizie

La riforma del lavoro, denominata anche riforma Fornero, ha previsto il cambiamento di diversi istituti contrattuali e di procedure che saranno introdotti in momenti diversi.
Lo studio si riserva di fornire alle spettabili aziende Clienti ulteriori informazioni sull’argomento anche con la Newsletter n. 8 e di organizzare nel prossimo mese di ottobre un convegno specifico sulle nuove disposizioni.
Con la presente circolare ci limitiamo a dare indicazioni operative sull’entrata in vigore dal prossimo 18 luglio 2012 di alcune disposizioni riguardanti istituti di interesse generale.

Contratti a progetto

Per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa senza vincolo di subordinazione è stabilito che debbano essere riconducibili ad uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore; non è più possibile lo svolgimento del rapporto nella modalità a programma di lavoro o a fasi di esso. Il progetto deve essere funzionalmente collegato ad un determinato risultato finale e non può riguardare una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente o riguardare compiti meramente ripetitivi o esecutivi.
Il compenso pattuito non potrà essere inferiore ai  minimi salariali delle mansioni “equiparabili” svolte dai lavoratori subordinati.
Salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data della loro costituzione, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità individuate dai ccnl.
Per i contratti a progetto in corso, rinnovati o sottoscritti prima del 18 luglio 2012 continueranno a valere le norme attualmente in vigore per la durata di 12 mesi.

Partite IVA

In presenza di alcuni elementi le prestazioni rese da titolari di partita Iva  ( esclusi: gli iscritti ad Albo professionale, le prestazioni connotate da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi ovvero da capacità tecnico pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività ) si presume che le stesse siano rese nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
La presenza di almeno due elementi fa scattare la presunzione di una collaborazione coordinata e continuativa a progetto: il fatto che la durata complessiva della  collaborazione superi gli 8 mesi nell’anno solare,  che il ricavo dei corrispettivi nel periodo superi la misura dell’80% dei corrispettivi percepiti dal collaboratore e che il prestatore abbia la disponibilità di una postazione fissa di lavoro presso la sede del committente.
La presunzione di cui sopra non opera quando la prestazione sia resa da titolare di partita Iva iscritto ad Albo professionale; oppure qualora le prestazioni siano  connotate da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi ovvero  da capacità tecnico pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività; oppure qualora le prestazioni siano svolte da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il minimale imponibile previdenziale, quindi circa 18.000,00 euro.
Le nuove norme valgono per i rapporti istaurati dopo l’entrata in vigore della riforma, mentre i contratti in corso potranno essere rivisti o adattati alle nuove regole entro i prossimi 12 mesi. 

Contratti a termine  

E’ prevista un’importante novità nell’ambito della flessibilità in entrata nel mondo del lavoro. Fino ad oggi, infatti, era consentito apporre un termine al contratto di lavoro solamente in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo.
Con la riforma invece viene introdotta un’ulteriore tipologia contrattuale, limitatamente all’ipotesi  di primo rapporto a tempo determinato di durata non superiore a 12 mesi, per la quale è possibile non indicare alcuna causale. Ciò consente al datore di lavoro di ottenere di fatto un periodo di prova lungo.
La medesima norma è prevista per la prima missione a termine nei contratti di somministrazione o interinali. I contratti sottoscritti prima della data del 18/7/2012 non possono avvalersi di questa disposizione.
Tale nuova tipologia di contratto a termine non è prorogabile, mentre rimangono prorogabili, una volta solamente, i contratti a termine con causale, sempre con il consenso del lavoratore.
Nelle ipotesi di successione di contratti a termine (tipologia con causale obbligatoria), la riforma prevede un notevole allungamento delle pause necessarie fra un contratto e l’altro: il lavoratore può infatti essere riassunto dopo un periodo di 60 giorni, qualora il precedente contratto abbia avuto una durata fino a sei mesi, ovvero di 90 giorni, qualora il precedente contratto abbia avuto una durata superiore a sei mesi.
Ai fini del raggiungimento della durata massima di 36 mesi si computano anche i contratti di somministrazione fino ad ora esclusi.
A decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato previsto un aumento contributivo dell’1,4%.

Lavoro intermittente o a chiamata

E’ previsto un nuovo adempimento prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni: il datore di lavoro è tenuto a comunicare la durata con modalità semplificate alla Direzione Territoriale del lavoro competente per territorio, mediante  sms, fax o posta elettronica. La sanzione amministrativa per il mancato adempimento della comunicazione in relazione a ciascun lavoratore va da  euro 400 ad euro 2.400,00.
A seguito della riforma è possibile avviare il contratto rispettando almeno una delle seguenti condizioni:

  • con soggetti con più di 55 anni e con meno di 24 anni di età e che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il 25esimo anno di età ( 25 anni e 364 giorni );

I contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data di entrata in vigore della riforma che non siano compatibili con le nuove disposizioni cessano di produrre effetti decorsi 12 mesi dal 18/7/2012.

Lavoro occasionale accessorio

Sono previsti nuovi limiti e nuove condizioni per il ricorso al lavoro occasionale accessorio, per il quale i buoni lavoro o voucher costituiscono la modalità di pagamento delle prestazioni con un limite di compenso non superiore a 5.000,00 euro nel corso di un anno solare con riferimento alla totalità dei committenti. Fermo restando detto limite complessivo, nei confronti dei committenti imprenditori commercianti e professionisti, le attività lavorative accessorie possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000,00 euro.
Con la riforma i buoni devono essere orari, numerati progressivamente e datati e ne viene consentito l’uso solamente per i pensionati e per studenti sotto i 25 anni, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi.
La norma transitoria stabilisce che resta fermo l’utilizzo, secondo la previdente disciplina, dei buoni o voucher già richiesti alla data di entrata in vigore della riforma comunque non oltre il 31 maggio 2013.  

Associati in partecipazione

I nuovi vincoli prevedono che il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associati.
In presenza di violazione della predetta norma il rapporto con tutti gli associati si considera rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Non sono interessati alla nuova normativa solo i contratti in essere certificati secondo quanto previsto dal D.lgs 276/2003.

LICENZIAMENTO INDIVIDUALE
In questa prima informativa, dato il tema così ampio e complesso dei licenziamenti, intendiamo comunicare ai datori di lavoro le novità salienti riassunte in modo sintetico, invitando le aziende Clienti ad interpellare i Consulenti del lavoro dello studio prima di intraprendere ogni iniziativa.
In via preliminare va comunque precisato che nulla è cambiato per le aziende che non occupano più di 15 lavoratori, per le quali non si applica l’art. 18.
Cambia invece, dopo 40 anni, l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. La riforma distingue i licenziamenti in tre tipologie: licenziamento discriminatorio, licenziamento disciplinare, licenziamento per ragioni economiche.
La legge inoltre ha introdotto una nuova procedura  di conciliazione preventiva, obbligatoria per le aziende soggette all’art. 18, che vogliano intimare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo: ragioni economiche, soppressione della mansione, ecc..
In questo caso il datore di lavoro deve inviare una comunicazione preventiva alla Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio, trasmessa per conoscenza al lavoratore, con la quale comunica l’intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo, indicandone le ragioni, e illustrando eventuali misure di ricollocazione. Sono previsti termini molto precisi per la conclusione della procedura: la DTL trasmette la convocazione al datore di lavoro e al lavoratore nel termine perentorio di 7 giorni dalla ricezione della richiesta; la procedura durante la quale le parti con la partecipazione attiva della Commissione analizzano anche soluzioni alternative al recesso, si conclude entro 20 giorni dal momento in cui la DTL ha trasmesso la convocazione per l’incontro, fatta salva l’ipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo. Se fallisce il tentativo di conciliazione il datore di lavoro può comunicare il licenziamento al lavoratore.
Le parti possono farsi assistere da un avvocato, da un consulente del lavoro o dai rispettivi rappresentanti sindacali.
Naturalmente i Consulenti del Lavoro dello studio sono a disposizione per ogni richiesta di chiarimento, assistenza o di affiancamento nelle procedure di licenziamento.