Riforma del Lavoro: le novità
11 giugno 2012

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In attesa dell’approvazione da parte della Camera dopo il via libera del Senato della riforma del lavoro, vorrei qui anticipare sinteticamente le novità in discussione, rinviando l’approfondimento a normativa approvata.

Flessibilità in entrata – Le modifiche approvate riguardano la flessibilità in entrata per consulenti a partita IVA, collaboratori a progetto, dipendenti a tempo determinato e lavoratori con contratto di apprendistato:

  • Partite IVA: la presunzione della natura abusiva del rapporto professionale non si applica in presenza di un reddito di circa 18mila euro l’anno e di un soggetto connotato da elevate competenze teoriche, oltre che nel caso di operatori la cui attività professionale preveda l’iscrizione a ordini, registri, albi o elenchi.
  • Co.co.pro.: per i contratti a progetto viene introdotto un salario minimo garantito, il cui importo deve essere commisurato alla retribuzione media dei contratti collettivi di riferimento.
  • Contratti a termine: si allunga a 12 mesi (non più a 6) la durata del primo contratto a termine per il quale non è necessaria alcuna causale. L’intervallo consentito fra contratti a termine viene ridotto a 30 e 20 giorni, ma solo in alcuni casi definiti, come per esempio l’avvio di una nuova attività.
  • Apprendistato: è consentita l’assunzione di un nuovo apprendista senza più il vincolo della trasformazione a tempo indeterminato del 50% di apprendisti nell’ultimo triennio (la norma non opera per imprese con meno di 9 addetti).

Ammortizzatori sociali – Novità per l’Aspi: parte una sperimentazione triennale, dal 2013 al 2015, durante la quale il lavoratore licenziato che intende avviare un’attività può chiedere l’indennità una tantum in un’unica soluzione.

Flessibilità in uscita – Premesso e ribadito che questa norma riguarda esclusivamente le attività che occupano più di 15 dipendenti e a cui si applica l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, è prevista una minore discrezionalità del giudice nella scelta tra reintegro e indennità in caso di licenziamento disciplinare senza giusta causa; l’eventuale reintegro sarà deciso solo sulla base dei casi previsti dai contratti collettivi e non anche dalla legge. Novità in vista anche sulle procedure di conciliazione obbligatoria (che la riforma introduce nel caso di licenziamenti per motivi economici): può esser sospesa per un massimo di 15 giorni in caso di impossibilità del lavoratore di essere presente. Se il licenziamento viene confermato, però, decorre dalla comunicazione al lavoratore (si evitano così prolungamenti, ad esempio per malattia). Infine, è previsto qualche intervento in materia di dimissioni in bianco (il ddl prevede una “stretta” per prevenire l’utilizzo di questa pratica) e sulla durata del permesso di soggiorno per gli immigrati che restano senza lavoro.

L’iter della Riforma – Secondo indiscrezioni il Governo potrebbe porre la fiducia sul voto al ddl, ma dipenderà da come si svilupperà la discussione in Aula.

Lorenzo Miazzo
Consulente del Lavoro