Attenzione ai licenziamenti disciplinari degli assunti dopo il Jobs Act per le aziende con più di 15 dipendenti
23 Maggio 2019

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Anche i dipendenti assunti con il contratto a tutele crescenti hanno diritto a essere reintegrati nel posto di lavoro se il fatto contestato, pur esistente, non ha rilievo disciplinare. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 12174 dell’8 maggio 2019.

Come noto, in caso di licenziamento disciplinare, i dipendenti assunti prima del 7 marzo 2015 hanno diritto ad essere reintegrati in caso di “insussistenza del fatto contestato” mentre i dipendenti assunti successivamente dal 7 marzo 2015 avrebbero diritto alla reintegra soltanto quando “sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore” e non anche, come dice questa sentenza, la irrilevanza disciplinare del fatto.

La flessibilità introdotta dal Jobs Act subisce dunque un altro colpo, dopo la pronuncia con cui la Corte Costituzionale ha attribuito ai giudici discrezionalità nel riconoscere a un dipendente ingiustamente licenziato un’indennità fino a 36 mensilità – non invece rigidamente predeterminata in funzione dell’anzianità di servizio come era previsto originariamente dal Jobs Act – senza alcun pregiudizio per le ipotesi di reintegra previste dalla legge (Sentenza n. 194/2018).

A seguito delle suddette decisioni, i datori di lavoro dovranno prestare particolare attenzione nell’intimazione di sanzioni espulsive.

Invitiamo i clienti a rivolgersi ai Consulenti del lavoro dello Studio Miazzo fin dal sorgere dei primi segnali di crisi con un dipendente per valutare la correttezza della procedura.