Coronavirus: cassa in deroga, leggi gli accordi per Piemonte e Lombardia
27 Marzo 2020

postato in: Coronavirus, Ultime notizie
tempo di lettura: 2 minuti

Piemonte

E’ stato sottoscritto dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, e dai rappresentanti delle parti datoriali e delle organizzazioni sindacali l’accordo quadro per la cassa integrazione in deroga.

L’accordo garantisce a tutti i datori di lavoro e ai loro dipendenti, per i quali non sono disponibili gli ammortizzatori sociali ordinari, o che li abbiano già esauriti, di accedere alla Cassa Integrazione in deroga.

A tal fine sono stati compresi e tutelati anche i Lavoratori Intermittenti, i Lavoratori Somministrati, tutti gli apprendisti, i lavoratori agricoli, soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato ed anche tutti i lavoratori degli appalti anche in caso di subentro dopo il 23 febbraio di altra impresa, esclusi i dirigenti ed i lavoratori domestici.

I lavoratori interessati devono risultare in forza al datore di lavoro richiedente alla data del 23 febbraio 2020

L’accordo sindacale, previsto dalla normativa, non è richiesto alle aziende fino a 5 dipendenti; è invece previsto per i datori di lavoro al di sopra di tale soglia occupazionale, e può essere concluso anche in via telematica.

Per rendere operativo l’accordo raggiunto, è previsto l’avvio del nuovo sistema operativo sul sito della Regione.

Le domande possono essere presentate anche dal Consulente del Lavoro.

Sono previsti protocolli di intesa con le banche sugli anticipi dell’integrazione salariale.

Lombardia

Regione Lombardia e Parti Sociali hanno sottoscritto l’Accordo Quadro sui criteri di accesso agli ammortizzatori sociali in deroga  per il coronavirus.

La cassa integrazione in deroga è destinata a tutti i datori di lavoro del settore privato che non hanno altre tutele e che quindi non possono accedere ad altri ammortizzatori sociali.
E’ prevista una normativa specifica per la cosiddetta “zona rossa”.

L’Accordo sindacale standard, previsto dalla normativa, non è richiesto alle aziende fino a 5 dipendenti che però dovranno allegare alla domanda una dichiarazione in cui si attesti un pregiudizio per l’attività aziendale che giustifichi il ricorso all’integrazione salariale; è invece previsto per i datori di lavoro al di sopra di tale soglia occupazionale, e può essere concluso anche in via telematica.

Per approfondire:


I Consulenti dello Studio Miazzo sono a disposizione per ulteriori approfondimenti.