A chi si applica la Direttiva UE 2023/970: aziende, soglie e casi pratici
La Direttiva si applica a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalla dimensione aziendale. Alcuni obblighi — come la trasparenza nella selezione e il diritto all’informazione dei dipendenti — scattano già con un solo lavoratore. Le soglie dimensionali riguardano esclusivamente il reporting periodico sul gender pay gap.
| Tipo di obbligo | Chi riguarda | Ambito |
|---|---|---|
| Obblighi immediati e trasversali | Tutte le aziende (anche piccole) | Selezione del personale e trasparenza interna |
| Obblighi “a soglia” | Aziende con almeno 100 dipendenti | Reporting periodico sul gender pay gap, con calendario diverso per fasce dimensionali |
La Direttiva vale anche per le piccole imprese?
Sì, la Direttiva UE 2023/970 si applica anche alle piccole imprese. Gli obblighi di trasparenza nella selezione — comunicare la fascia retributiva al candidato — e il divieto di chiedere la retribuzione precedente valgono per qualsiasi datore di lavoro, anche con un solo dipendente. L’obbligo di reporting periodico sul pay gap, invece, scatta solo sopra i 100 dipendenti.
📌 Tutti i datori di lavoro (anche con 1 dipendente): cosa cambia
| Trasparenza verso i candidati | Prima del colloquio (o comunque prima dell’avvio del rapporto) va comunicato stipendio o fascia retributiva del ruolo. |
| Divieto di chiedere la retribuzione precedente | Non è consentito domandare (né tentare di ottenere proattivamente) lo stipendio attuale o passato del candidato. |
| Trasparenza interna | Su richiesta del lavoratore, l’azienda deve rispondere entro 60 giorni, fornendo anche livelli medi per sesso delle categorie comparabili (stesso lavoro o pari valore), in forma aggregata e nel rispetto della privacy (GDPR). |
Nota operativa: per rispondere bene alle richieste interne servono categorie di lavoratori definite in modo oggettivo. Senza una classificazione chiara, si rischiano risposte incomplete o incoerenti.
Soglie e calendario: quando scatta il reporting
| Dimensione aziendale | Frequenza reporting | Prima scadenza |
|---|---|---|
| Oltre 250 dipendenti | Annuale | 7 giugno 2027 |
| 150–249 dipendenti | Ogni 3 anni | 7 giugno 2027 |
| 100–149 dipendenti | Ogni 3 anni | 2031 |
| Sotto i 100 dipendenti | Nessun obbligo automatico | Il recepimento nazionale potrebbe introdurre obblighi aggiuntivi o meccanismi su richiesta |
Pubblico e privato: quali rapporti sono inclusi
Rientrano i rapporti di lavoro subordinato e forme assimilate (anche a termine, in prova, somministrazione, distacco e lavoro etero-organizzato) sia nel pubblico sia nel privato.
I 5 pilastri operativi della Direttiva UE 2023/970: obblighi e impatti
Per orientarsi tra i molti obblighi introdotti dalla Direttiva UE 2023/970, è utile raggrupparli in cinque aree operative: selezione del personale, trasparenza interna, reporting periodico, valutazione congiunta e sistema di tutele e sanzioni. Ogni area ha ricadute concrete sui processi HR e, in alcuni casi, sulle scelte organizzative dell’intera azienda.
Obblighi chiave — riferimenti agli articoli
| Articolo | Obbligo | Chi è coinvolto | Quando |
|---|---|---|---|
| Art. 5 | Comunicare retribuzione iniziale o fascia retributiva prima del colloquio o prima dell’assunzione | Tutti i datori di lavoro | Da recepimento (2026) |
| Art. 6 | Criteri retributivi oggettivi e gender-neutral | Tutti i datori di lavoro | Da recepimento (2026) |
| Art. 7 | Diritto all’informazione: risposta entro 60 giorni, con medie disaggregate per genere in forma aggregata (GDPR) | Tutti i datori di lavoro | Da recepimento (2026) |
| Art. 9 | Reporting pay gap con indicatori per categorie (gap complessivo, variabili, mediane, quartili) | Aziende ≥100 dipendenti | Dal 2027 o 2031 |
| Art. 10 | Valutazione congiunta se gap ≥5% non giustificato o non corretto entro 6 mesi | Aziende soggette al reporting | Se scatta la soglia |
| Art. 18 | Inversione onere della prova in caso di contenzioso, soprattutto se mancano obblighi di trasparenza | Tutti i datori di lavoro | Da recepimento (2026) |
| Art. 23 | Sanzioni effettive, proporzionate, dissuasive (anche con impatti su benefici pubblici e appalti) | Tutti i datori di lavoro | Da recepimento (2026) |
Pilastro 1: trasparenza nella selezione (annunci, recruiting, colloqui)
Il primo punto di intervento è il processo di selezione. Prima ancora del colloquio — o comunque prima dell’avvio del rapporto di lavoro — l’azienda deve comunicare al candidato la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista per il ruolo. In parallelo, è introdotto un divieto esplicito: non è consentito chiedere, né tentare di ottenere, informazioni sulle retribuzioni precedenti del candidato.
In sintesi operativa:
- Comunicare al candidato stipendio o fascia retributiva prima del colloquio (o prima dell’avvio del rapporto).
- Divieto di chiedere la retribuzione precedente — e di tentare di ottenerla proattivamente.
- Revisione immediata di: annunci, questionari, email di preselezione, script di colloquio, formazione di recruiter interni e agenzie esterne.
Pilastro 2: trasparenza interna (risposte entro 60 giorni)
Vale per qualsiasi azienda, indipendentemente dalla dimensione. Su richiesta del lavoratore, occorre rispondere entro 60 giorni fornendo informazioni sui livelli medi per sesso — in forma aggregata e nel rispetto del GDPR.
Il punto critico è strutturale: senza un sistema di categorie comparabili (stesso lavoro o pari valore), rispondere in modo corretto diventa complesso e, soprattutto, rischioso. Chi non ha ancora una job architecture interna dovrebbe considerare questo il primo progetto da avviare.
Pilastro 3: reporting retributivo periodico (indicatori)
Per le aziende sopra soglia, il reporting richiede una serie di indicatori sul divario retributivo di genere: retribuzione oraria media e mediana, componenti variabili, divari sulle variabili, analisi per categorie e distribuzione in quartili retributivi.
Nota concreta: chi rientra nella prima fascia (≥ 150 dipendenti) deve produrre dati relativi al 2026. Ciò significa che il modello dati e la raccolta interna vanno impostati per tempo, idealmente già nel corso del 2025.
Pilastro 4: valutazione congiunta e piano correttivo
Se dal reporting emerge un divario pari o superiore al 5% in una specifica categoria di lavoratori — non sulla media complessiva dell’azienda — e tale divario non è giustificabile con fattori oggettivi, o non viene corretto entro sei mesi, scatta l’obbligo di valutazione congiunta.
La valutazione congiunta comporta:
- analisi delle cause del divario;
- coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori;
- definizione e attuazione di misure correttive con scadenze e monitoraggio.
L’ della valutazione deve essere comunicato ai lavoratori e alle rappresentanze. Dettaglio rilevante: quel 5% conta per categoria (stesso lavoro o pari valore), non sulla media complessiva dell’azienda.
Pilastro 5: tutele, onere della prova e sanzioni
Sul piano legale, due elementi meritano attenzione particolare.
Il primo è l’inversione dell’onere della prova: in caso di contenzioso, soprattutto quando gli obblighi di trasparenza non sono rispettati, può essere l’azienda a dover dimostrare l’assenza di discriminazione retributiva — e non il lavoratore a doverla provare.
Il secondo è il sistema sanzionatorio: le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Possono includere ammende parametrate a fatturato o massa salariale, risarcimento integrale del danno senza massimali e — in caso di violazioni reiterate — impatti su benefici pubblici e partecipazione ad appalti.
Retribuzione: definizione estesa e cosa includere nei calcoli
Con la Direttiva UE 2023/970, “retribuzione” va intesa in senso ampio: non riguarda solo lo stipendio base, ma qualsiasi trattamento economico riconosciuto al lavoratore, fisso o variabile, in denaro o in natura.
Cosa rientra nella “retribuzione”
A fini di trasparenza e confronto, rientrano tipicamente:
- salario base e superminimi
- bonus, premi, incentivi variabili
- indennità (turni, reperibilità, trasferte, rischi, ecc.)
- welfare aziendale e benefit con valore economico
- formazione finanziata
- previdenza complementare e pensioni aziendali
- indennità di licenziamento
Perché questo punto è decisivo (dove nasce spesso il pay gap)
Molti divari non dipendono dalla componente fissa, ma dalla parte “accessoria” — variabili, indennità, benefit — spesso meno standardizzata e più soggetta a discrezionalità.
Per ridurre il rischio e prepararsi agli obblighi di trasparenza, l’azienda dovrebbe:
- mappare l’intera composizione retributiva (fisso + variabile + benefit);
- definire regole chiare per l’accesso a premi e indennità;
- collegare premi e progressioni a criteri misurabili e documentati.
Nota operativa: attenzione al recepimento nazionale
Alcuni dettagli applicativi — come il calcolo di determinate medie o la rappresentazione di alcune componenti — potranno essere precisati dal recepimento nazionale italiano. Conviene impostare un modello dati solido, ma adattabile.
Lavoro di pari valore: job evaluation e criteri gender-neutral
Uno dei passaggi più importanti della Direttiva UE 2023/970 riguarda il concetto di “lavoro di pari valore“. Non basta confrontare chi fa esattamente lo stesso mestiere: bisogna poter confrontare anche ruoli diversi, se richiedono impegno, competenze, responsabilità e condizioni di lavoro equivalenti.
Cosa significa “pari valore” in pratica
Due ruoli possono essere diversi nelle attività quotidiane, ma comparabili perché richiedono livelli simili di:
- competenze: conoscenze, esperienza, qualifiche
- responsabilità: decisioni, impatti, gestione di persone e risorse
- impegno: carico, intensità, complessità
- condizioni di lavoro: contesto, rischi, turni, vincoli
Questa base permette di rendere le differenze retributive spiegabili e difendibili, evitando confronti “a sentimento”.
Cosa deve fare un’azienda (anche PMI)
Per gestire bene questo punto, serve una struttura minima ma coerente su tre livelli.
| Step | Azione | Come |
|---|---|---|
| 1. Definire famiglie professionali e livelli | Raggruppare i ruoli in famiglie e creare livelli | Famiglie per area (es. amministrazione, commerciale, operations); livelli basati su seniority, complessità e responsabilità, con criteri scritti |
| 2. Descrivere ruoli e requisiti | Redigere job description essenziali ma complete | Scopo del ruolo, responsabilità chiave, competenze richieste, requisiti misurabili (seniority, certificazioni, autonomia decisionale) |
| 3. Applicare un metodo di valutazione neutro | Attribuire un “peso” oggettivo a ciascun ruolo | Modelli tipici: grading/banding, point-factor, sistemi di classificazione. Obiettivo: evitare criteri distorti, anche inconsapevolmente |
Errori tipici che compromettono la coerenza retributiva
- Livelli assegnati per anzianità e non per responsabilità reale: rende impossibile la comparazione oggettiva.
- Superminimi concessi caso per caso senza regole scritte: sono la principale fonte di divari difficili da giustificare.
- Premi e variabili non collegati a criteri replicabili: la discrezionalità nella componente variabile è dove nasce spesso il pay gap.
- Job title diversi per ruoli simili (o viceversa): genera comparazioni confuse e contestabili.
Output attesi (cosa conviene avere pronto)
L’asset minimo per essere tranquilli su richieste interne, audit e possibili contestazioni è:
-
- una mappa ruoli → livelli
- criteri scritti per passaggi di livello e revisione salariale
- fasce retributive per livello (range min–max) coerenti con mercato e policy interne
ESG e governance: il gender pay gap come KPI
Per molte aziende il gender pay gap non è più solo un tema HR o legale: sta diventando un indicatore monitorato nella governance ESG e, sempre più, nei processi di rating e accesso al credito.
Sul piano operativo, questo si traduce in due esigenze concrete: misurare il divario con criteri coerenti — non “una volta all’anno quando serve” — e gestirne le cause (ruoli, livelli, variabili, progressioni) attraverso policy tracciabili e documentabili.
Vale la pena ricordare anche il legame con la Certificazione per la parità di genere (UNI/PdR 125): sebbene i due strumenti corrano su binari distinti, chi ha già avviato il percorso di certificazione si trova in una posizione avvantaggiata per rispettare gli obblighi della Direttiva. I criteri di job evaluation, le policy retributive e il monitoraggio dei gap richiesti dalla norma europea sono in larga parte già previsti dalla certificazione volontaria.
Allo stesso modo, le aziende che partecipano a gare d’appalto pubbliche o che accedono a incentivi e agevolazioni troveranno nella documentazione ESG un elemento di tutela aggiuntivo: le violazioni reiterate degli obblighi di trasparenza retributiva possono avere ricadute sulla reputazione di conformità, con conseguenze concrete sull’affidabilità percepita dalla PA.
Se l’azienda rende il pay gap un indicatore interno — anche solo a livello di categoria o ruolo — ottiene due vantaggi concreti: intercetta le criticità prima che diventino contenzioso o obbligo di valutazione congiunta, e rafforza la credibilità verso stakeholder, candidati e partner commerciali, perché dimostra un controllo reale del sistema retributivo.
Roadmap di adeguamento alla Direttiva UE 2023/970: piano d’azione in 5 fasi
Una roadmap pratica per arrivare pronti senza disperdere risorse — pensata sia per PMI che per aziende più strutturate, idealmente con il supporto di un consulente del lavoro.
| Fase | Obiettivo | Attività |
|---|---|---|
| Fase 1 “Pulizia dati” e fotografia iniziale |
Censimento preciso della situazione attuale |
|
| Fase 2 Classificazione ruoli e livelli (job architecture) |
Costruire una struttura oggettiva di ruoli e livelli |
|
| Fase 3 Fasce retributive e regole di gestione |
Definire range e policy retributive chiare |
|
| Fase 4 Aggiornamento processi HR |
Adeguare selezione e trasparenza interna |
|
| Fase 5 Governance, reporting e prevenzione del gap “5%” |
Impostare monitoraggio e prevenzione |
|
Rischi e opportunità della Direttiva UE 2023/970: contenzioso, appalti, reputazione, employer branding
La trasparenza retributiva non è solo un adempimento. Se gestita bene, diventa un tema di governance (riduzione del rischio) e di competitività (attrazione e retention). Se gestita male, può trasformarsi in un moltiplicatore di contenzioso e costi.
| Area | Aspetto | Dettaglio |
|---|---|---|
| Rischi | Contenzioso più facile da avviare | Se mancano criteri scritti e dati coerenti, diventa difficile giustificare differenze. Quando gli obblighi di trasparenza non sono rispettati, aumenta il rischio che l’azienda debba dimostrare la correttezza delle proprie scelte retributive. |
| Costi indiretti: tempo, reputazione, clima interno | Richieste interne mal gestite — risposte tardive, confuse o contraddittorie — possono creare sfiducia e conflitti tra team, escalation sindacali, dimissioni silenziose o fuga di profili chiave. | |
| Impatto su incentivi, appalti e rapporti con la PA | Le violazioni reiterate possono andare oltre l’ammenda: diventano un tema di affidabilità e compliance, con ricadute potenziali su benefici pubblici e partecipazione ad appalti. | |
| Opportunità | Recruiting più efficace | Dichiarare una fascia retributiva riduce gli attriti, accelera la selezione e migliora la qualità dei candidati: meno colloqui “a vuoto”, più allineamento sulle aspettative. |
| Retention e clima interno | Regole chiare su livelli, criteri di crescita e revisione salariale riducono la percezione di arbitrarietà. Il risultato tipico è meno conflitto, più fiducia e maggiore stabilità dei team. | |
| Employer branding credibile | Chi può mostrare coerenza tra ruoli, livelli e retribuzioni comunica solidità e meritocrazia — soprattutto in mercati del lavoro competitivi dove i candidati più qualificati valutano l’equità interna come criterio di scelta. | |
| Leva strategica | Trasformare “trasparenza” in processo | Il vantaggio competitivo nasce quando l’azienda costruisce un sistema: job architecture (ruoli e livelli), fasce retributive, regole per variabili e benefit, e un ciclo di monitoraggio che intercetta le criticità prima che diventino problemi. |
Conclusioni operative: cosa fare adesso?
Indipendentemente dalla dimensione aziendale e dalle scadenze di reporting, ci sono azioni che conviene avviare subito. Alcune richiedono pochi giorni di lavoro — come aggiornare gli annunci di selezione e la checklist dei colloqui. Altre, come costruire una job architecture e definire le fasce retributive, sono progetti strutturali che richiedono metodo e un minimo di risorse dedicate. Il punto è iniziare con ordine, partendo dagli obblighi universali.
Se devi portarti a casa una sintesi utile, eccola:
- Metti in ordine ruoli e livelli: criteri di pari valore e metodologia gender-neutral.
- Definisci fasce retributive per livello e regole scritte su superminimi e variabili.
- Aggiorna subito il recruiting: fascia retributiva negli annunci e stop alle richieste sullo stipendio precedente.
- Prepara la procedura interna per rispondere entro 60 giorni alle richieste di trasparenza dei dipendenti.
- Imposta un monitoraggio del divario per categoria — non solo il gap totale aziendale.
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Cosa contiene il Report sulla Direttiva UE 2023/970?
- Quadro normativo aggiornato a febbraio 2026: testo della Direttiva, stato del recepimento italiano e questioni interpretative ancora aperte, con i riferimenti alle fonti ufficiali e alla giurisprudenza UE.
- Analisi operativa dei 5 pilastri: per ogni obbligo — dalla selezione alle sanzioni — cosa significa concretamente per la tua azienda, quali rischi comporta e cosa devi avere pronto.
- Strumenti per agire subito: guida alla job evaluation, criteri per rendere difendibili le differenze retributive e roadmap di adeguamento in 5 fasi.
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Fonti articolo e Report:
- Direttiva (UE) 2023/970 — testo integrale in italiano
- Eurofound, Equal value, equal pay, 2025
- OECD, Pay Transparency Tools to Close the Gender Wage Gap, 2021
- D.Lgs. 198/2006 — Codice delle pari opportunità (testo vigente aggiornato)
- Certificazione parità di genere — UNI/PdR 125:2022





