Grandi dimissioni: le nuove esigenze del lavoratori

Grandi dimissioni: le nuove esigenze del lavoratori

Cosa si intende per “grandi dimissioni”? Il primo a introdurre il termine è stato il Professor Anthony Klotz della Mays Business School of Texas, il quale ha così definito il preoccupante aumento delle dimissioni volontarie in USA nel 2021. Il fenomeno non è però rimasto circoscritto agli Stati Uniti e, in pochi mesi, questo trend si è esteso anche in Italia, soprattutto nel nord del Paese: un’indagine realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, denominata “Le dimissioni in Italia tra crisi, ripresa e nuovo approccio al lavoro”, ha fornito un quadro dettagliato della situazione.

L’indagine

La ricerca effettuata dalla Fondazione rileva come, tra gennaio e settembre del 2021, ben un milione e 81 mila lavoratori italiani abbiano deciso di lasciare il proprio posto di lavoro. Ancor più rilevante è il fatto che quasi la metà dei dimissionari, alla fine del terzo trimestre 2021, non risultasse tra i nuovi assunti.

Spesso il dimissionario si identifica in un soggetto giovane, residente al Nord e con bassa scolarizzazione ma, confrontando i dati del 2019 con quelli del 2021, emerge una forte crescita anche nelle dimissioni di adulti, lavoratori qualificati e laureati.

Cosa significa?

Il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, sostiene che occorreranno diversi mesi per comprendere la reale portata del fenomeno e le motivazioni che ne sono alla base. Ciò che si può affermare, per ora, è che sicuramente le maggiori possibilità di rioccupazione riguardano i profili tecnici e specializzati, mentre più difficilmente ricollocabili sono i soggetti privi di qualifica o con un basso livello di formazione.

Altri economisti sostengono che, in Italia, si tratti di un trend circoscritto al boom economico avvenuto dopo la recessione del 2020, distante dunque dalla Great Resignation degli Stati Uniti, e che sia legato al maggior numero di offerte di lavoro in grado di rispondere a uno stile di vita più equilibrato e soddisfacente. Le esigenze dei lavoratori, infatti, non sono più legate solo allo stipendio, ma a numerosi altri fattori che possano apportare benefici sia alla loro sfera professionale che a quella privata.

Come ridurre il tasso di abbandoni?

In un contesto di questo tipo, è fondamentale per le aziende attuare delle strategie che limitino il turn over e permettano di fidelizzare i dipendenti. Le attività da svolgere in tal senso sono molteplici, ed è perciò importante affidarsi a una figura specializzata che analizzi i processi HR e individui potenzialità e aree di miglioramento del contesto aziendale, implementando le modalità di selezione del personale e di formazione dei lavoratori, promuovano la flessibilità oraria e lo smart working e introducano incentivi premianti di varia natura. Adottare queste misure permetterà all’azienda di essere “attrattiva” agli occhi dei dipendenti già in forza e dei nuovi potenziali talenti, riducendo al minimo la probabilità di dimissioni e aumentando, invece, il numero di risorse valide interessate a collaborare con la vostra realtà.

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